Dopo ogni viaggio in treno maledico Trenitalia e me stessa. Trenitalia perchè sebbene continui ad aumentare il costo dei biglietti, il servizio rimane sempre pessimo (o forse sono sfigata io?). Maledico me stessa perchè non mi decido a trovare soluzioni di viaggio alternative al treno. In fin dei conti, spendere per spendere, potrei optare per un volo aereo o chessò, chiedere un passaggio alle cicogne che migrano verso il sud… per natale magari mi faccio sparare da un cannone, sperando di arrivare incolume almeno a Lamezia Terme.
Cronaca del viaggio in treno: appena preso posto, apro la mia borsa e si consuma la prima tragedia (più per mia mamma che per me): ho dimenticato di mettere i panini in borsa. Ridacchiando tranquilla (avevo comunque a disposizione 3 pacchetti di crakers, 1 merendina e 1 stecca di cioccolato fondente con nocciole. Me le aveva inserite mamma in borsa in un momento di distrazione… la chiamo per raccontarle della disattenzione.
Scoppia la tragedia.
Mia madre in preda al panico.
<<E ora come fai fino a stasera a stomaco vuotoooo!!>>
<<A stomaco vuoto?! Mamma, a pranzo mi hai imbottito come una porchetta, sto scoppiando! Preoccupati di come farò fino a stasera se non digerisco!>>
<<Bella miaaa, mi son dimenticata di darti i panini… comprateli appena passa chef express!>>
Questa di chef express (il carretto con cibarie varie che passa sul treno) poteva anche essere un’opzione possibile, nel caso fossi stata proprio affamata… mia madre però non poteva sapere che su quel treno, il carretto con leccornie varie che per comprarle devi venderti un rene, non sarebbe mai passato. E’ chiedere troppo ad un ” treno della speranza “che parte dal sud italia (precisamente da Siracusa) e che arriva a Roma dopo 15 ore stracarico di gente.
Ho chiuso il telefono in faccia a mia madre ripetutamente, fino a quando ha capito che ormai nulla poteva cambiare le sorti della sua “malnutrita” figliola. Il treno era partito, chef express non sarebbe mai passato. In compenso però a Salerno è salito il tipo col secchio pieno di bottigliette d’acqua (riempite alla fontana della stazione) e panini confezionati con non voglio nemmeno immaginare quanta cura e igiene. Però è il mio mito: ARRANCIATA-COCA-BIRREEEACQUAMINERALEEE!
Seconda tragedia: la tipa seduta accanto a me aveva un alito che narcotizzava. Qualcosa di ripugnante, ogni volta che tossiva per non soccombere ero costretta a respirarmi l’aria che esce dal termosifone (quella che poi quando torni a casa e ti lavi la faccia esce il nero zozzo lurido). Il destino ha poi voluto che il mio mito, l’uomo ARRANCIATA- COCAEEBIRRAAA, riuscisse a vendergli due panini al salame (e non voglio sapere a quando risalissero), che hanno in parte attenuato quel putridume che aveva in bocca.
Terza tragedia: arrivati a Lamezia Terme mi si siedono di fronte tre polacche di mezza età, cariche di valigie. La più anziana era uguale a Zia Assunta de “la Tata”: capelli “gialli”, cerchietto decorato con pietre rosse e borsa zebrata. Le altre due avevano rispettivamente l’una un maglioncino leopardato, l’altra, giraffato. Da Lamezia a Roma Termini non hanno frenato il loro ciarlare incomprensibile neanche per un istante.
Per fortuna, le dolci note di Carmen, di Chavela Vargas, di Petra Magoni, di Paola Turci, dei Radiodervish, risuonando nelle mie cuffie, hanno reso più sopportabile il tutto.
Santo lettore mp3, tu sia benedetto ora e sempre!