Oggi sono uscita di casa pimpante, come non mi accadeva da tempo: l’aria frizzantina, il sole, uno sguardo alle vecchiette sedute in piazza a parlare, un sorriso al meccanico (quello che mi deve riparare lo scooter… meglio essere gentili); e mi sentivo anche stranamente carina: andatura leggiadra, jeans nuovi, giubbino bianco e capelli ricciolosi e fluttuanti… sembravo la testimonial di uno spot Pantène.
Il percorso fino al tram mi è sembrato persino più breve, presa com’ero dal guardarmi intorno e dal dispensare sorrisi in questa tardiva “primavera d’autunno”…
Cuffie alle orecchie, come sempre: arriva il mio tram, salgo e mi apposto vicino all’obliteratrice (i posti a sedere sono tutti occupati, ma oggi la cosa non mi scoccia).
“Cryyyyyy Babyyyyyy, Cryyyyyy Babyyyyy”… ascolto e canticchio mentalmente immaginandomi su un palco a sgolarmi con Janis Joplin… sono assorta nei miei pensieri…
quando vedo una signora, seduta, che mi indica e gesticola. La guardo stranita tentando di capire se stia indicando proprio me; si, mi indica.
Mi guardo il giubbotto – mi sono sporcata oppure ho un coleottero avvinghiato al collo? … bho… la signora continua a guardarmi e a fare segni che riportano inequivocailmente alla mia persona…
Aaaah! Forse ho la musica troppo alta e dà fastidio?! Abbasso prontamente il volume del lettore mp3.
La signora fa una faccia rassegnata e poi mi fa segno di avvicinarmi. Tolgo l’auricolare e tra gli sguardi dei presenti curiosi quanto me mi avvicino a lei:
<SIGNORINA, LA LAMPO!!>
Avevo la patonza al vento.