Questo periodo di relativo “silenzio” sul blog non vi porti a pensare che sia tanto indaffarata da non aver più tempo di scrivere. E’ che, come sempre, sono presa dalla mia attività ‘preferita’ di questi ultimi anni, quella di cercare un LAVORO.
Nota bene: per LAVORO intendo quell’attività manuale o intellettuale svolta dalle persone fisiche per realizzare beni o servizi, e per la quale è previsto un ADEGUATO COMPENSO. Mi piace precisarla, questa cosa del compenso, perchè ormai la tendenza delle aziende (ma anche degli enti pubblici) è quella di ammiccare al mondo del ‘volontariato’: in sostanza cercano persone che amino profondamente il proprio lavoro, che lo sappiano fare anche bene e che non esigano retribuzione. Meglio se automuniti.
Stando così le cose – non me ne vogliano i volontari storici della Croce Rossa o di Emergency – ma anche io posso ormai vantare una certa esperienza nel mondo del volontariato.
C’è da dire che – tra un’esperienza e l’altra – ho sempre fatto di necessità virtù, cercando di sfruttare le varie situazioni “surreali” in cui mi sono trovata a lavorare a mio vantaggio, per accrescere le mie competenze.
E a pensarci bene, in questi anni sono anche tante le cose che ho imparato a fare! Il fatto è che rimangono fisse e immutabili quelle che proprio non so fare e che già qualche tempo fa avevo elencato nel vecchio blog.
“Ne ho stilato un elenco:
Cameriera: sono maldestra e impacciata come paperino, non sarei mai in grado di servire ad un tavolo senza farmi cascare qualcosa a terra e/o sulle altrui camicie… ste mani da Gianni Morandi che mi ritrovo non servono a niente, neanche a fare da vassoio. Ricordo che da piccola agli allenamenti di ginnastica ritmica me le fasciavano con lo scotch per farmi tenere le dita chiuse. Le mie mani erano disarmoniche col resto del corpo. Non potrei fare la cameriera anche perchè non riuscirei a resistere alla tentazione di sputare nel piatto dei clienti più odiosi.
Maestra/insegnante: a parte il fatto che non tollero taluni bambini infingardi e spocchiosi, in generale non riesco a trovare in me quel trasporto verso questo tipo di professione. Ne ha pagato le conseguenze la povera Lory che da due anni aspetta la sua seconda lezione di chitarra…
Ragioniera: che è? Io non so le tabelline, e lo rivendico con orgoglio!
Commessa: In genere sono così diplomatica da fare schifo a un console svizzero. Ma la mia faccia purtroppo non mente, parla più di qualsiasi altra forma espressiva umana: se un vestito ti sta di merda, se mi stai stressando perchè sei indeciso su cosa acquistare, non te lo dico esplicitamente, ma te lo faccio capire con la mia faccia schifata.
Operatore di call center/telemarketing: detesto ricevere telefonate promozionali, quindi non riuscirei mai a fare questo lavoro. Mi metterei dalla parte del cliente e farei una telefonata del tipo:
<<Signora buongiorno chiamo dalla XXXX… ha mai sentito parlare di trippa dietetica?? ehm.. mi scusi per il disturbo, probabilmente stava pranzando e so quanto è fastidioso doversi alzare da tavola per rispondere al telefono. Ad ogni modo, il suo disturbo sarà ripagato dall’offerta che sto per farle!… ma… se non le interessa a priori, posso capirla benissimo signora… poi la trippa neanche mi piace…>>
Che dire? La lista potrebbe proseguire all’infinito, ma mi fermo per non sotterrare completamente il mio ego sotto cumuli… di trippa dietetica.”
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